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Bologna Fiesole Ultra Trail Via Degli Dei 2017 d

 

Percorso impegnativo di centoventotto chilometri distribuiti su un dislivello positivo di oltre cinquemila metri con l’aggiunta di gradi di calore extra large, che ha costretto i partecipanti a dare fondo alle riserve fisiche e un aumento di lavoro per gli organizzatori della prima edizione dell’Ultra-trail Via degli Dei.

 

Corsa in ambiente naturale, per il sessantacinque per cento percorre la “Flaminia Militare”, antica strada romana riportata alla luce dopo duemila anni da Cesare Agostini e Franco Santi, appassionati di storia e archeologia, prova valida per il “Gran Prix IUTA 2017 di Ultra Trail”, gara certificata ITRA e qualificante per il circuito internazionale UTMB.

 

In veste di starter Anna Ravoni, Sindaco di Fiesole, che a Bologna alle 22:00 di venerdì 2 giugno ha abbassato la bandierina di partenza della Ultra Trail emiliana e toscana, terminata per l’ultimo dei centosessantasei uomini e ventuno donne alle prime luci dell’alba di domenica 4 giugno u.s. nel cuore del teatro romano di Fiesole.

 

Primo sulla linea del traguardo in 14 ore 41 minuti e 52 secondi Alexander Rabensteiner, atleta del team Skinfit/Hoka: “È stata un'esperienza incredibile, il percorso è unico ed emozionante. Nell'ultimo tratto ho consolidato il mio vantaggio e diminuito il ritmo di corsa”.

 

Seconda posizione ex equo per Roberto Brigo, Atletica Riviera del Brenta, e Marco Bonfante, Associazione G.P. Avis Pol. Malavicina, in 16 ore 22 minuti e 52 secondi. "Roberto mi ha sostenuto per tutto il tracciato - spiega Bonfante - all'ottantesimo chilometro ero in crisi, lui mi ha incoraggiato, mi è stato vicino come un angelo custode fino al traguardo”.

 

Dopo aver terminato la gara, Bonfante ha atteso l’arrivo di Giulia Vinco, compagna di società e nella vita, vincitrice della prova femminile con il tempo di 17 ore 13 minuti e 25 secondi e settima assoluta nella classifica generale. "Il sorriso che mi ha accompagnato per tutta la gara lo devo all'amore che provo per tutto quello che faccio e per questo sport che condivido con Marco – afferma - Mi sostiene, crede in me. E’ stato lui ad iscrivermi. Sapevo che mi avrebbe aspettato e questo mi ha dato ancora più energia e voglia di sorridere. La gara è molto impegnativa, arrivare prima è una grandissima emozione. Vorrei trasformare questa vittoria in un messaggio: credere in se stessi perché i risultati arrivano se ci si mette il cuore”.

 

Seconda classificata Moira Guerini, Team Tornado, in 17 ore 41 primi e 24 secondi, davanti a Nicole Lasagna, in 21 ore 34 minuti e 53 secondi.

 

Molto fumo ma… noi non ci saremo

Massimo Muratori    

 

Le prime edizioni di una gara trail sono per me una vera calamita; quando poi aggiungo il fatto di poter correre quasi nel giardino di casa, su terreni non particolarmente tecnici, e condisco il piatto con l’indubbio fascino di percorrere una strada militare romana, la Flaminia, che sfrutta addirittura un tracciato utilizzato dagli Etruschi nel quarto secolo a.C., l’attrazione diviene quella di un magnete da 100 tonnellate. Quando poi la presentazione della gara avviene una sera in concomitanza con la tappa bolognese del “Tor in Tour”, cioè la conferenza itinerante che spiega cosa è il Tor des Geants, ogni perplessità sulla lunga distanza è destinata a scemare pensando che, con così blasonati amici, gli organizzatori non potranno sbagliare.

 

Di tutto ciò, dopo aver percorso i 128 km dichiarati dall’organizzazione, e non più 125, ma in realtà un numero che va dai 132 ai 138 a seconda dei vari gps consultati, di tutto quanto suindicato mi rimane solo la soddisfazione di aver fatto un buon allenamento su antichi sentieri battuti da 20 secoli.

 

La sensazione è quella che si sia data molta importanza alla forma e poca alla sostanza e, nel massimo rispetto di chi organizza, si sia fatto “molto fumo ma poco arrosto”, sono certo non intenzionalmente ma più per la non conoscenza (non voglio usare la parola ignoranza per non essere frainteso) di quelle che sono le necessità di atleti che si sciroppano 130 km e 25/30 ore di gara (non tutti si chiamano Rabensteiner che alle 14 di sabato aveva già fatto la doccia).

 

Avere a disposizione via Indipendenza venerdì sera a Bologna, il teatro romano di Fiesole per tutto sabato, sponsor di primo piano che mettono il wi-fi su tutto l’Appennino, un’azienda di scarpe con fatturati in crescita verticale come forse nessuna in Europa, sono certo belle cose che dicono di agganci di rilievo dell’organizzazione.

 

Tuttavia tutto ciò è coreografia, “fumo”: “l’arrosto” in cui spera il podista è tutt’altra cosa. Cerchiamo di capire di cosa si parla.

 

Partenza della gara: prevista alle 22.00, data, in sordina, 8/9 minuti prima, non si sa perché, se qualcuno era ancora a far pipì?

 

Ristori (o, all’americana, check-point): piazzati con il metodo del lancio dei dadi (alea iacta est, lo diceva già Giulio Cesare su queste strade) con distanze variabili tra i 10,3 e i 24,2 km, con zero punti intermedi di rifornimento acqua; e assicuro che con il mezzo litro richiesto nel materiale obbligatorio si sarebbe fatto ben poco. Solo nel tratto precedente S. Piero (23 km) sono state date bottiglie d’acqua in due punti ai volontari, forse dopo le numerose lamentele dei corridori che passavano al c.p. (all’italiana, ristoro) di Monte Fò, punto di cambio indumenti piazzato in un campo di calcio al sole, e dove un po’ di pastasciutta veniva data a patto di mangiarla con le mani, vista l’assenza di forchette. Ci si era forse ispirati agli antichi costruttori della Via! Per chi, come chi scrive, passava dopo le 10, il tratto si faceva a 33 gradi a bassa quota. Parlare della mancanza di alimenti salati, della quasi cronica scarsità di bevande (solo acqua e sali erano presenti) è una costante. Per la coca assente a Sasso Marconi ci è stato precisato che a Monzuno ce n’era in abbondanza: mancavano solo 24 km! Del fatto che all’ultimo ristoro di Monte Senario alle 19 di sabato era rimasto ben poco da mangiare, e la solita coppia acqua e sali per bere, e dovevano passare ancora più di 60 persone, è un po’ come sparare sulla Croce Rossa.

 

Tracciatura: il trailer sia di notte che di giorno ha il chiodo fisso di non sbagliare strada. Non correndo su un biliardo molta attenzione la porge a dove va a mettere i piedi, e la primaria necessità è quella di avere costantemente in vista fettucce, frecce o cartelli che indichino la strada: ovviamente col buio la cosa è fondamentale. Se le bandelle vengono posizionate ogni 100/150 mt, e a volte molto di più, e vengono piazzate dopo una curva del sentiero anziché prima; se poi agli incroci si trova una sola bandella senza il richiamo nei 10/20 mt successivi del sentiero giusto; se le indicazioni date dai volontari sono a volte diverse da quelle indicate dalle frecce; se negli ultimi sei sette km di volontari non vedi l’ombra e ti fai un po’ di statale trafficata in solitudine, seguendo più i cartelli stradali che quelli scarsi della gara: se tutto ciò avviene, ecco che il trailer mi diventa ansioso e un filo “irritato”. Non è bello!

 

Percorso: la VdD è quella: non si discute, può piacere o non piacere, sicuramente più adatta ai corridori che agli arrampicatori, racchiude tratti di asfalto certamente superiori ai 25 km corrispondenti al regolamentare 20% (secondo il punto 1.5 della IUTA), e forse non potrebbe definirsi Ultra Trail, ma in questo caso i “punti” per la regina delle Ultra Trail sarebbero persi, e oggi si vive di punti anche per andare dal barbiere. Ciò che non si è capito bene è la reale lunghezza del percorso, tre km in più ci sono stati ufficializzati via mail senza però dire dove li avevano messi (o ti scarichi la traccia o ti gratti), ma gli altri 4/8 indicati dai vari concorrenti da dove sono arrivati? Azzardo un’ipotesi: qualche giro vizioso per aggiungere km e dislivello sempre in funzione punteggi? Non posso saperlo, e rimane solo un’ipotesi.

 

Parlando del contorno alla gara: pasta party inesistente alla partenza, mi dicono buono all’arrivo (non ne ho usufruito); docce calde e buon servizio di navette per andata e ritorno, pacco gara di buon livello e, almeno nel mio caso, distribuito da una splendida e solare fanciulla alla quale non ho potuto non rivolgere un complimento (la differenza anagrafica mi mette al riparo da accuse di molestie); volontari come sempre pronti ad aiutare anche se non sempre informati sulla gara; coreografia in partenza e arrivo buona, anche se alle 23, cinque ore prima del tempo max di arrivo, si stava iniziando a smontare gli striscioni.

 

Anche gli ultimi sono figli di mamma e non della schifosa (mi si permetta il francesismo).

 

Occorre augurare agli organizzatori una seconda edizione che possa sistemare le cose: le gare trail oggi sono decine e decine con amplissime possibilità di scelta per chi le vuole correre, in un simile contesto è giocoforza offrire prodotti ben confezionati sotto ogni aspetto.

 

Personalmente ritengo che questo percorso possa avere un suo “perché”, ma non essendo certo adatto alle mie caratteristiche non credo che sarò alla partenza della seconda edizione.

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