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Carpi Corsa delle 8 frazioni 23.06.2017 foto Fabio Marrii

 

C’erano una volta le “Tre Sere”, ovvero il “Giro a tappe di Carpi” ideato da Ivano Barbolini: vantato come “il giro più antico d’Italia”, sebbene fosse un giro a tappe alquanto sui generis, con partenza, arrivo, primo e ultimo km sempre nello stesso posto. Ciò nonostante, radunava qualche centinaio di podisti, tra cui andava a ruba (in era pre-informatica) il giornalino di tappa che conteneva le classifiche parziale e complessiva.

 

Soppresso da qualche anno il Giro (vittima della, diciamo così, spending review che ha colpito la stessa maratona di Carpi), ecco ora apparirne un altro, sia pure con caratteristiche diametralmente opposte. Pochissima pubblicità, notizie da cercare sulla pagina Fb della Urban Trail Community di Carpi, alone di mistero sulle singole località di partenza (ufficialmente svelate solo a tre ore dal via) e addirittura sul giorno di riposo intervallato fra le quattro tappe. E soprattutto, percorsi quasi interamente campestri, con sconfinamento nel trail (tant’è vero che la terza tappa ha ricalcato parte del Trail della Lama organizzato dallo stesso gruppo), e totalmente al buio, dato che lo strano orario di partenza (21,45: una volta erano le gare di hockey a rotelle che si giocavano a quell’ora) garantisce, anche nei giorni del solstizio, un buio pesto già dopo pochi minuti. E, se Dio vuole, anche temperature più umane, dell’ordine dei 29-30 gradi rispetto ai 35-36 della giornata.

 

Giugno è il mese più pieno nel calendario podistico modenese, anche se offre per lo più gare finte, cioè assembramenti di vecchiardi attorno ai festival dell’ex Partitone, cui importa soprattutto spennare i podisti nella cena dopogara, mentre ai vecchiardi importa arraffare una bottiglia di lambrusco o altro consimile pacco-gara offerto per 1,5 euro, non necessariamente correndo, ma anzi presentandosi al ristoro finale verso l’orario di partenza. E a certe società serve, acquistando pettorali che non saranno usati, per arrivare ai prosciuttini dei premi per i gruppi più numerosi. E serve infine ai topi d’auto, che spaccano e asportano, fidando dei controlli inesistenti (tutte le forze sono concentrate in cucina).

 

Nonostante questo, la partecipazione a questo tipo di corse (ma bisognerebbe usare un altro nome) è in forte calo: gli organizzatori parlano di 500 iscritti o poco più, cioè la metà di quanti erano registrati negli anni passati. Si capisce però come gli iscritti alla nostra garetta carpigiana fossero, nelle serate più piene, un’ottantina soltanto, quasi tutti agonisti anche se va dato atto agli organizzatori di aver stabilito tempi limite molto ampi (un’ora e mezzo, per tracciati che andavano dagli 8 ai 9,5 km) e di aver accompagnato, con due “scope” umane, le camminatrici che chiudevano il gruppo. La classifica finale, che si basa solo su chi ha partecipato alle quattro tappe, mette insieme 37 atleti; ma, ripeto, si supera il centinaio se si contano le presenze occasionali.

 

Irrisoria la cifra di iscrizione (il classico euro e mezzo a botta, su cui le province di Modena e Reggio sono le ultime giapponesi a resistere), dunque non era pensabile di avere un servizio di cronometraggio e altri costosi accessori: l’assistenza medica (l’unica cosa che occorre veramente) era garantita mediante ambulanza di pronto intervento, le classifiche erano fatte “a punti”, vale a dire coll’antico procedimento di ammucchiare i pettorali uno sull’altro, dando un punto al primo, due al secondo, ecc.

 

Percorsi molto belli, direi in crescendo di bellezza, e segnati in maniera meticolosa con frecce, bandierine catarifrangenti e parecchi “segnalatori umani” dotati di lampade; un ristoro liquido verso metà gara gestito dal glorioso vigile-capo Pavesi e consorte, uno finale abbondantissimo, ricco di frutta e torte: e l’ultima sera è saltato fuori il gnocco fritto con parecchie bottiglie di vino.

 

Un’altra nota positiva viene dalle località scelte per i ritrovi, pressoché sconosciute (tranne la terza) alle gare ‘ufficiali’; novità assoluta i percorsi, come si diceva quasi tutti campestri (tranne il primo, circa metà e metà), con sconfinamenti nel trail per l’attraversamento di boschetti cresciuti attorno ai corsi d’acqua.

 

Si comincia il 19 a Budrione, frazione a nord-ovest non lontana da Fossoli, ma snobbata dai tracciati podistici che partono da Fossoli: solo per qualche anno la si traversava durante una corsa in partenza da Migliarina. Molta strada bianca, poi si entra nella zona delle risaie stando sul ciglio dei laghetti e canali; un paio di cavalcavia autostradali, e si recupera il traguardo dopo 9,5 km abbastanza scorrevoli.

 

Il 20 si va a Gargallo, frazione a sud, tagliata fuori dalle grandi strade di comunicazione, sebbene qualche anno fa stesse diventando una piccola Medjugorie per le apparizioni della Madonna. Il giro non passa dal luogo delle apparizioni, ma in compenso porta a Villa Pallotti, stupendo edificio in mezzo ai campi, per l’occasione illuminato da lumi a petrolio. Solo questo passaggio vale tutta la gara, che si chiude dopo 7,6 km, di fianco alla chiesa di Gargallo.

 

Pausa fissata al 21 (anche in modo di non ‘disturbare’ la vicina tapasciata di San Martino in Rio), e il 22 la partenza è fissata a San Marino, frazione a nord est già sede di una corsa estiva, e pure di apparizioni della Madonna di qualche secolo fa (nel mio albo di famiglia ho persino un prozio miracolato dal bacio della sacra immagine dei Ponticelli). La gara, dopo un km per strada ghiaiata, entra nello scenario dei canali di bonifica della Lama, con un boschetto piuttosto ‘tecnico’ da passare due volte, vari ponticelli di legno da superare con maggiore o minore cautela, e ritorno al traguardo dopo 9,2 km, forse i meno ‘lisci’ delle quattro serate.

 

Conclusione infine il 23, nella curiosa frazione di San Martino Secchia, dove la scuola e la chiesa (presso cui è ubicata la partenza-arrivo) stanno sulla riva sinistra del fiume, ma il nucleo moderno del paese sta sulla riva destra, dunque geograficamente e amministrativamente nella zona di San Prospero (risulta che i 330 abitanti stiano in 130 sotto Carpi e in 200 sotto S. Prospero: quasi come il muro di Berlino!). Noi restiamo sempre sulla sponda carpigiana, su e giù per l’argine, tra i vigneti e i pioppeti, con scenari suggestivi come  quelli disegnati dalle nostre lucine (frontali o, secondo l’ultima moda, ‘pettorali- dorsali’) in fila indiana, sopra e sotto.

 

L’esito finale vede primeggiare nettamente in campo maschile il 47enne carpigiano Corrado Reggiani, vincitore di tutte le tappe, davanti a Mirco Catellani secondo nelle prime tre tappe e quarto nell’ultima, quando ormai la sua posizione era inattaccabile; terzo, di un soffio, Gianluca Spina (figlio di uno dei più celebri e invadenti fotografi del podismo modenese, capace di seguire tre gare in un giorno, e di una podista di lunghe distanze, non molto veloce ma che arriva sempre, verso le soglie del tempo massimo), che ha amministrato un vantaggio enorme preso nella seconda tappa sul quarto, Alex Bertoncelli.

 

Tra le donne ha vinto la bionda stilista carpigiana Lorena Incerti, reduce dal Passatore: anche per lei è stata decisiva la seconda tappa, in cui ha preso ben 14 ‘punti’ alla rivale più diretta, Silvia Torricelli, classificata alla fine seconda e in partenza per la Pistoia-Abetone. Molto staccate le altre, mai in lotta per il primato.

 

Ma che importa? È stata una gioia, un divertimento per tutti, in un clima familiare diverso dal solito trantran del podismo pensionistico e assistenzialistico cui si è ridotta la nostra passione in queste contrade.

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