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Budapest Spar Budapest International marathon 2013 Valentina Gualandi
Piace sapere che esistono maratone internazionali indirizzate principalmente agli amatori.
È vero che potrebbe trattarsi di una scelta obbligata, quando limitate sono le risorse, ma è altrettanto vero che tali risorse, anziché convogliarle in montepremi allettanti o in ingaggi più o meno velati, si può decidere di riservarle alla promozione (quindi alla crescita) dell’evento e alla minuziosa cura dei dettagli. Magari spaziando tra un ventaglio di gare collaterali, per far sì che chiunque possa individuare la propria dimensione ideale: programma perfetto per chi ama muoversi in gruppo, con amici o parenti non pronti per una maratona, ma comunque disposti a misurarsi – e divertirsi – su distanze inferiori. 42 km, 30 km, maratona a staffetta, una mini di 7 km e una di 2,7 km: ognuna con una sua propria strutturazione e, soprattutto, ognuna con la sua medaglia.
“Era tra i miei principali obiettivi”, afferma orgoglioso Arpad Kocsis, direttore di gara: una medaglia per ogni finisher, di qualunque distanza – e si sa quanto i podisti siano orgogliosi di tornare a casa con uno smagliante riconoscimento al collo.
L’insieme delle proposte ha raccolto quest’anno l’adesione di oltre ventimila atleti, 4800 dei quali iscritti alla maratona: ovvio che sia questa la distanza preferita, soprattutto da parte degli stranieri che, sempre più numerosi, scelgono di trascorrere un fine settimana di arte e sport in una città ricca di attrattive. Impossibile restare indifferenti agli scorci di rara bellezza che si aprono agli occhi del podista - anche di quello più concentrato sulla prestazione: non per niente la maratona viene promossa come “l’unica al mondo che ha, nel suo percorso, due siti compresi nel Patrimonio Mondiale UNESCO”. Si tratta dell’Andrassy Avenue, elegante viale lungo il quale si corre il primo chilometro della maratona, e della Fortezza di Buda (o Castle District), il complesso medievale che domina dall’alto tra il diciannovesimo e il ventesimo chilometro. E non sono gli unici gioielli che, fiatone permettendo, sarà possibile ammirare correndo: l’Opera House, il Parlamento, l’Isola Margherita: un concentrato delle magnificenze di Budapest in 42 km.
Percorso non veloce, va detto: ponti e ponticelli appesantiscono i muscoli; frequenti cambi di direzione, molti dei quali con curve a gomito, condizionano il ritmo; il vento sul Danubio potrebbe rappresentare un’ulteriore insidia. Non è quindi una gara idonea a chi fosse alla ricerca del personal best. Adattissima invece ai refrattari ai mega eventi mediatici, a chi non ama la calca, a chi predilige la praticità. Il centro maratona è situato nel cuore della città, in prossimità della maestosa Piazza degli Eroi: da qui si parte e qui si arriva. Il tracciato si snoda attraverso strade sufficientemente ampie: non si resterà imbottigliati, nonostante non si correrà mai isolati. Tredici i punti di ristoro, tutti perfettamente serviti.
Calda accoglienza dopo il traguardo: subito la medaglia, quindi pronta raccolta del chip (ottima l’idea di mettere a disposizione panchine per agevolare l’operazione), a seguire consegna di banana e pacco con rifornimenti vari. Non dimentichiamo i numerosi gruppi musicali che allietano la fatica, chilometro dopo chilometro. Fatica che, volendo, potrebbe essere divinamente smaltita nelle acque del bagno termale Széchenyi: Budapest è famosa anche per questo.

Il clima, quest’anno, ha senza dubbio baciato la maratona: la nebbia del primo mattino si è presto diradata, lasciando spazio ad un timido ma tiepido sole. Qualcuno potrebbe addirittura avere patito la temperatura alquanto insolita per il periodo: nelle ore più calde si sono sfiorati i 25 gradi. La testa della gara porta i colori dell’Ungheria: Simona Juhász-Staicu la vincitrice (02:42:26), Gábor Józsa il vincitore (02:22:58). Prima italiana Sabrina Bidese in 03:50:30; primo italiano Matteo Ciociola, nono assoluto in 02:38:00 – dall’Italia sono volati a Budapest circa 160 podisti (terza nazione come numero di partecipanti, dopo Francia e Regno Unito).

E io? Io ho optato per la 30k, la cui partenza è al km 12,195 della maratona e segue poi il percorso della stessa – sarebbe forse preferibile evitare quei 195 metri iniziali, che sfasano il conteggio chilometrico, ma capisco che risulterebbe complicato allestire due diverse zone di arrivo a poca distanza l’una dall’altra. La gara si presenta come una sorta di semicompetitiva, nel senso che vince chi arriva primo, indipendentemente dalla rilevazione del chip; il via è dato a partire dalle ore 10,15 e scaglionato ogni 5 minuti, a seconda del ritmo gara. Di certo, tutto molto rilassato: sgomitate e sgambetti qui non sono di casa, nemmeno alle nostre tapasciate di paese si avverte tanta serenità. Personalmente, ho goduto dell’incitamento degli spettatori e del panorama suggestivo; ho però sofferto le ondulazioni, le curve e, soprattutto, il vento – e forse anche le giornate non proprio da atleta dei due giorni precedenti. Ad ogni modo, ho conquistato un posto sul palco, per la premiazione: peccato non avere potuto essere presente, dovendo correre (ancora!) in albergo per liberare la camera. Ho salutato Budapest troppo in fretta. Con un giorno in più avrei potuto sperimentare il percorso di 5,3 km all’interno dell’isola Margherita, che pare essere un vero paradiso per i podisti (c’è addirittura una pista in tartan), avrei visitato una delle tantissime mostre d’arte presenti in città, avrei perso tempo in uno di quei caffè dall’aria elegantemente austroungarica. Chissà, forse bisogna tornare.
 
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