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L’agosto podistico è iniziato con un altro lutto.

 

Il 6 agosto a Oleggio si è svolta la Camminata nel Parco del Ticino, organizzata dalla FIASP locale secondo i criteri istituzionali: partenza libera dalle 8 alle 9, quattro distanze a scelta, 7, 13, 21 e 27 km, 3 euro di iscrizione.

 

Non è bastato: dopo pochi chilometri Giorgio Baù, 73 anni, di Cassano Magnago (VA) si è accasciato e non c’è stato nulla da fare.

 

Il fatto doloroso pone ancora una volta drammaticamente il problema della visita medica, che sembrava comunque obbligatoria nella prima stesura del Decreto Balduzzi, ma poi, come capita sempre nel nostro Belpaese, nel giro di pochi mesi è stato ritoccato, annacquato e diventato terreno di pascolo per molti azzecca-garbugli.

 

Partiamo dal fondo, il Decreto del FARE del 21/06/2013 convertito in legge il 9/08/2013 ( mi scuso in anticipo se a qualcuno verrà il mal di testa), Art. 42 bis:

“è soppresso l’obbligo di certificazione per l’attività ludico – motoria e amatoriale prevista dall’articolo 7, comma 11 del D.L. 13/09/2012 n. 158, convertito con modificazioni dalla legge 08/11/2012, n. 189 e dal Decreto del Ministro della Salute 24704/2013.

Rimane l’obbligo di certificazione presso il medico o pediatra di base per l’attività sportiva non agonistica”.

 

Alcune considerazioni: prima di tutto cerchiamo di capire che differenza passa tra attività ludico-motoria e amatoriale e non agonistica.

 

In base al Decreto Balduzzi, di cui viene modificato solo l’articolo 7, la differenza consiste esclusivamente nei partecipanti, cioè l’attività non agonistica è quella svolta da tesserati per Federazioni, EPS e Discipline Associate e presente nelle manifestazioni patrocinate da Federazioni, EPS e Discipline Associate; e qui c’è la prima incongruenza: non si tiene conto della “salute” del partecipante, ma della sua appartenenza.

 

Ma c’è di più, sempre leggendo il Decreto si scopre che  l’articolo 4 dispone una disciplina particolare per attività di particolare impegno cardio-vascolare, promosse dalle Federazioni, EPS e Discipline Associate NON agonistiche e di tipo ludico motorio, quali manifestazioni podistiche di lunghezza superiore ai 20 km, gran fondo di ciclismo, di nuoto, di sci di fondo o altre tipologie analoghe (mi chiedo se il Kilometro Verticale ne faccia parte o no): per queste è richiesto il controllo medico della pressione arteriosa, ECG basale, step test o test ergometrico con monitoraggio dell’attività cardiaca, e altri eventuali a giudizio del medico di base o di medicina dello sport.

 

Cosa dire in conclusione? prima di tutto un messaggio agli organizzatori: se fate parte della Federazione, di un EPS o Discipline Associate è inutile scrivere “manifestazione ludico motoria”, non è l’abito che fa il monaco, in ogni caso se la manifestazione supera i 20 km o è particolarmente impegnativa, come trail e corsa in montagna, l’unica protezione dai guai, a parte l’assicurazione, è il certificato medico AGONISTICO. L’esonero di responsabilità che alcuni fanno firmare  in caso di effettiva necessità non serve in quanto è contra legem e quindi non “opponibile”.

 

Ai colleghi giornalisti, che subito hanno parlato d’infarto, consiglierei una maggiore prudenza: un gran numero di partecipanti è stato soccorso per punture di calabroni, non potrebbe essere stato uno choc anafilattico?

 

Ai miei “fratelli” podisti, coi quali corro da oltre 40 anni, raccomando la visita medica: la tutela della nostra salute è un dovere morale verso la nostra famiglia ed un dovere civico verso la collettività.

 

NdD. Purtroppo, lo stesso 6 agosto a Modena è morto in allenamento anche Mattia Dall’Aglio, nuotatore nel giro della Nazionale, ovviamente controllatissimo mediante tutti i test medici disponibili. L’autopsia dice che si è trattato di “arresto cardiaco”, che vuol dire tutto e non vuol dire niente (se muori, è chiaro che il cuore si ferma; e se il cuore si ferma, è chiaro che muori: ma perché il cuore si è fermato? Ovvero, può capitare a tutti noi che un bel giorno il cuore si fermi??); ma convalida per l’ennesima volta anche quanto mi disse la specialista dopo avermi rilasciato, come ogni anno,  l’idoneità agonistica: “questo certificato attesta solo che lei OGGI sta bene, ma non è in grado di predire cosa le accadrà domani”. Resta sacrosanto l’invito a tenersi sotto controllo, ma senza credere che un elettrocardiogramma e un successivo pezzo di carta timbrato ti mettano al riparo (tutt’al più mettono legalmente al riparo il tuo presidente di società e l’organizzatore della corsa cui partecipi; eppure la morte di Dall’Aglio ha già provocato un paio di “avvisi di garanzia”).

 

Quanto alla definizione delle “ludico-motorie”, credo sia un ripiego burocratico (allo scopo primario di alleggerire il lavoro delle strutture mediche specializzate e non impedire la pratica sportiva moderata a quelli che ne avrebbero più bisogno). Almeno dalle mie parti, la gara competitiva e la ludico-motoria sono la stessa corsa: salvo che gli iscritti alla competitiva avranno una classifica, talora (ma non sempre) un premio più consistente; i non competitivi partono alle loro spalle, pagano meno di iscrizione, non hanno classifica, ma spesso accade che correndo superino i competitivi, e probabilmente il loro “impegno cardio-vascolare” è superiore.

 

Proporre l’idoneità agonistica per tutti sarebbe utile (sebbene, come mostrano il caso di Dall’Aglio o del calciatore Morosini e di tanti altri, non decisivo), irrealistico nel nostro sistema sanitario, accentuerebbe le distanze dalla legislazione europea e soprattutto distoglierebbe molti dalla pratica sportiva. Molti che poi andrebbero a corricchiare, o a scalare i monti o a buttarsi in mare, per conto loro, senza chiedere più il parere nemmeno del medico di famiglia. [F.M.]

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