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Londra Mondiali 2017 Usain Bolt Gaia Piccardi

 

“Dacci oggi il nostro Bolt quotidiano”…: la consueta articolessa di Gaia Piccardi sul Corrierone di domenica 13, ultima giornata dei mondiali di Londra (6 colonne alle pagine 38-39), anticipa perfettamente quello di cui la vedova inconsolabile parlerà. Non importa che nello stadio si siano svolte le finali delle due 4x100, dei 5000, dell’alto femminile (per tacere dei 100 hs femminili, del decathlon, del giavellotto – con prestazioni di altissimo livello, a cominciare da quel Johannes Vetter di cui Bragagna ha detto due volte : “in tedesco Vetter signfica cugino, ma più che cugino è lui il capofamiglia di tutti i giavellottisti”); e che la nazionale italiana della 4x400 femminile sia stata impegnata (e ovviamente eliminata): no, questi sono fatterelli da lasciare semmai ai giornalisti di serie B.

La Grande Giornalista deve continuare nell’outing (ci perdoni sora Elisabbetta se questo termine non è perfettamente albionico): è di nuovo sceso in pista Bolt, tanto le basta; anche perché c’era ancora una carriola di citazioni e metafore e giochi di parole da mescere sulla pagina bianca prima del gong, e questa è l’ultima occasione. Il dolore delle vedove inconsolabili, si sa, è come quello che ci prende quando sbattiamo con la parte interna del gomito: dura poco, ma è fortissimo.

Dunque, la Gaia vedova ha voluto far vedere quanto è forte (il dolore, e la dolorante), giurando eterna fedeltà: “ci ha sedotto e ora ci abbandona”, “mai si era visto e mai si rivedrà” (endecasillabo a maiore tronco), i suoi tempi sono “destinati a durare. E durare. E durare. E durare” (mi chiedo se abbia scritto sul computer tutte e quattro le volte, o si sia valsa del copiaincolla); “sei stato bello, unico, raro, caldo”.

Tra le lacrime innaffiate da overdosi di retorica, dimentica persino di raccontare come sia andata l’ultima apparizione del Seduttore. In un tricolon, all’interno dei consueti periodi interrotti da libidinosi punti fermi, accenna: “Esiste solo il lampo. Che scatta, si stira, chiude in ginocchio”. Dunque, uno stiramento? Bragagna e Tilli avevano parlato di crampi (poco verosimilmente), la didascalia della foto (una delle 6 fotocolor di Bolt su queste 6 colonne) è intitolata “Lo strappo”; e la Gaia teatralizza, “viene portato fuori dello stadio quasi a braccia”. Stava tanto male che il giorno dopo ha corricchiato e stuccato lo stadio e il mondo televisivo per mezz’ora (a me, scusate il sacrilegio, ha fatto venire in mente l’ultima apparizione dalla finestra vaticana di papa Wojtyla morente).

No, non ho cercato i successivi sdilinquimenti della Vedova baciata da una resurrezione temporanea del caro estinto; mi è bastato continuare la lettura delle sei colonne monotematiche, rotte dai punti come singhiozzi (oddio, scappano delle metafore anche qui!): “Era al limite, è andato in pezzi. Oro Gran Bretagna. Che finale. E che romanzo”; farcite di tricola al limite della quaterna: “Ci ha fatto ridere, trasecolare, ammutolire”, “con facce buffe, lingue rosa, occhi rotondi e bianchissimi”.

E metafore, traslati, tropi…: “acquattato come un immenso cucciolo di giamaicano… nel momento in cui tutti gli altri indossano la loro migliore faccia da poker”; “cresciuto nelle piantagioni di velocità”, “aveva ritoccato il cronometro” (questa, attenzione, è una metonimia, arma piuttosto rara nella nostra Gaia prosa, ma che torna più sotto, “lascia che il bronzo dei 100… si ritiri”: il bronzo si ritira come noi ci beviamo un bicchiere e divoriamo un libro); “si è evoluto da homo erectus a sapiens”, “salto quantico dello sprint” (salto quantico è una collocazione, o se volete un tecnicismo collaterale, del tutto gratuito e avulso dal significato reale del termine).

Le prestazioni degli altri (compresa “la potenza effemminata di Carl Lewis”, con due M, che si capisce meglio) “sono pagine incenerite dalla luce abbacinante del Migliore” (Togliatti? George Best?); “volando come una cometa sopra l’atletica” (siccome le comete non volano, ma semmai si sbriciolano in stelle cadenti, per salvare la parabola suggerisco di interpretare cometa alla romagnola, cioè ‘aquilone’).

E citazioni e rifacimenti di frasi fatte (allusività, ma, avvertono gli studiosi, da codice ristretto, tre canzonette, due film e i ricordi di uno sceneggiato tv): “Mai visto su questi schermi”; “la musica è davvero finita, gli amici se ne vanno, che malinconica serata” (veramente la serata sarebbe “inutile”); “Delitto (degli sprint) e castigo (dei rivali)” (altro paragone che non ci azzecca); “questo Mondiale spoon river che meriterebbe il sottofondo dei Beatles. Let it be, lascia che sia”. E perché non “Gaia in the sky of diamonds”? O meglio ancora, perché non il monologo dell’androide morente di Blade Runner: “ I've seen things you people wouldn't believe…(“Ho visto cose…”)… E tutti quei momenti andranno perduti nel tempo, come lacrime nella pioggia...?

Lo slancio poetico porta la Grande Giornalista a contraddirsi sui fatti: Bolt vinse “nel Nido” (traduco per i podisti: alle olimpiadi di Pechino) “correndo con la scarpa sinistra slacciata”, ma cinque righe sotto dice che “aveva le stringhe allentate”. Slacciate o allentate, che differenza vuoi che faccia? L’importante è dire che la Gaia glielo svelò dopo la gara; “e lui, serafico. ‘Dici davvero? Figo!”.
Dove l’unica cosa importante era quel “Figo” (ma l’avrà detto in originale, italo-lombardo, o magari avrà detto qualcosa che c’entra con Pussy?).

Chissà come sarà andata, nello scambio interlinguistico: forse, come nell’intervista della Caporale alla staffettista della 4x100 giamaicana femminile: “Cosa you feeling, cosa stai sentendo?”. Ma almeno, la rossa Elisabetta sa essere autoironica, come dopo il tentato colloquio con l’etiope Edris vincitore dei 5000, dove nessuno dei due ha capito niente di cosa diceva l’altro: davvero una “bellissima intervista”, si è autocommentata sorridendo.

Ma forse l’italiano medio, quello che si vorrebbe tornasse a leggere i giornali, ci ha capito di più di quello che capisce da lustrini e paillettes della Vedova Bolt. Lasciamo che sia lei a chiudere: “Dopo aver visto te in azione, e per terra, nulla potrà più stupirci”.

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