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Abbiamo già parlato del caso Moletto, che il 16 luglio, dopo una gara di sky race, non si era presentato al prelievo antidoping perché aveva degli impegni e non voleva perdere tempo a cercare il luogo dove recarsi (cfr. Doping e controlli pubblicato tra i commenti il 24 luglio).

 

Ieri il tribunale della NADO (National Anti Doping Organizations) ha discusso la causa ed emesso la sentenza: squalifica di 4 anni a partire dal 4 dicembre 2017, scadenza il 3 dicembre 2021.

 

Le motivazioni sono chiare e semplici: violazione delle Norme NSA art.2.3 e applicazione dell’articolo 4.3.1

 

Articolo 2.3: eludere il prelievo di campioni biologici.

 

Articolo 4.3.1: In caso di violazione dell’articolo 2.3 il periodo di squalifica sarà pari a 4 (quattro) anni.

 

Tuttavia qualora l’atleta sia in grado di dimostrare che la violazione delle norme antidoping non è stata intenzionale (come da articolo 4.2.3) il periodo di squalifica sarà di 2 (due) anni.

 

E’ interessante andare a leggere l’articolo 4.2.3. Il termine intenzionale identifica quegli atleti che barano.

 

In parole povere, secondo la sentenza l’atleta sapeva che la sua condotta poteva costituire la violazione di una norma antidoping, ma ha manifestamente ignorato quel rischio.

 

E’ una brutta conclusione di una leggerezza gravissima: chi vuole affacciarsi al mondo dell’atletica di vertice deve assumere un comportamento da professionista.

 

In un mio precedente articolo ho auspicato un salto culturale dell’Atletica italiana con la divisione dell’attività su tre livelli: Professionisti, Semiprofessionisti e Dilettanti. Chissà quando e se mai ciò capiterà: intanto chi ha velleità da atleta professionista si informi sui suoi doveri oltre che sui suoi diritti.

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