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Dal mondo

Calcutta (IND) - Tata Steel Kolkata 25k

17 Dicembre, 2017 Pasquale Venditti - Redazione Podisti.Net
Il favorito della vigilia l’etiope Kenenisa Bekele ha vinto a Calcutta in India la “Tata Steel Kolkata 25k” con il nuovo record del percorso di 1h13’49”, ad una media di 2’57”16 al km, Bekele oltre ad essere il Primatista mondiale dei 5.000 e 10.000 mt vanta…
Battocletti Alfierii foto Roberto Mandelli

Triangolare Europa, GBR e USA di cross: convocati Battocletti e Alfieri

14 Dicembre, 2017 Pasquale Venditti - Redazione Podisti.Net
Dopo la disputa a Samorin in Slovacchia dei Campionati Europei di corsa campestre i due giovani mezzofondisti azzurri, nati nel 2000 e appartenenti alla categoria Allievi, Nadia Battocletti (Atletica Valli di Non e Sole) e Luca Alfieri (PBM Bovisio Masciago)…

Venezia 2017 Paolo Gino

Diceva William Shakespeare nel Mercante di Venezia: “Le forme esteriori possono ingannare, sempre l'ornamento inganna il mondo.”  La bellezza esteriore di questa città non ha limiti, e nasconde dentro di sé un’anima misteriosa in cui tutti i nostri ricordi si fondono. La maratona è solo una chiave per aprire le sue porte cavalcando i suoi tanti ponti con l’umiltà dell’ultimo arrivato.

La commozione è sempre tanta, anche se tante volte sono arrivato agli Schiavoni.E’ sera ormai smontano tutto. Il Presidente Piero Rosa Salva è rimasto da solo e tira un lungo fiato cercando di dimenticarsi dove saranno finiti i primi al ventesimo Chilometro. 

 

Venezia 3Cala il sipario, scende la sera. Passa immensa la nave da Crociera Musica nella Giudecca, porta 5000 cuori felici in Grecia. La guardo dal Ponte dei Sospiri con tanta invidia e malinconia. Ormai è buio. Il violino e il clarinetto del Florian ripetono all’infinito il languido tema di Amarcord.  Piazza San Marco è uno spettro sulle sabbie del mare, così debole, così quieta, così spoglia di tutto, tranne il fondale dorato della Basilica che luccica nel buio.

Un temporale arriva mentre la città si spegne, si consuma e muore lentamente. I Fulmini stanno alla larga, aspetto che ne scenda uno attratto dall’oro dell’Arcangelo Gabriele sulla Sommità del Campanile. Piove e tutto cambia. Cambiano i ricordi e le tante sensazioni dei colori di Venezia, i profumi, le piogge, le nevi, le notti, le estati soffocanti e le esplosive giornate primaverili, le botteghe con le raffinate maschere sempre pronte come se il Carnevale inseguisse tutti tutto l’anno in un inno alla trasgressione, in cui culmina la vita quotidiana rovesciandosi nel proprio contrario.

 

Tutto si fonde in un dolce ricordo: è impossibile capire le sue vie come è impossibileVenezia 1 cercare i nostri ricordi nei meandri del cervello. Nella pioggia turisti smarriti guardano cartine e iphone cercando di interpretare «un indecifrabile alfabeto di segni e di geroglifici», una misteriosa mappa, un arazzo, una tappezzeria persiana; il mare si infiltra nella terra, spandendosi in migliaia di canali tortuosi. Sarebbe interessante tracciare una maratona o urban trail solo nel centro senza percorrere due volte la stessa viuzza o ponte. Nascerebbe un percorso in equilibrio tra terre e mari, di pieni e di vuoti, di ombre e di luci correndo leggeri tra i palazzi di Venezia tra i selciati infidi ed attraenti.

 

Venezia coglie i ricordi più belli e li fonde come in un riflesso: anzi il riflesso di un riflesso; il riflesso di una cosa che forse non è mai esistita, e che non esisterà mai, ma che magari vedendo passare una gondola ci illudiamo che sia esista. Solo nelle calli di Venezia, certi sogni, certi amori si avverano anche se sono irrealizzabili ed inesistenti.  Svaniranno all’alba nel dolce ricordo di questa “città costruita sull’acqua e dipinta nell’aria”.

Questo amore di cristallo purissimo se un giorno dovesse parlare avrebbe una voce tremante

Come quella di un bambino al buio, un bambino fragile e disperato

Che aspetta una mano amica, che lo porti in salvo tra queste calli e ponti veneziani.

Se questo amore avesse un’anima fluttuerebbe sulle onde inquiete dei canali

Per rifugiarsi sotto un piccolo ponte silenzioso e ci abbraccerebbe per consolarci.

Sarebbe un’anima in cui si riflette il cielo, tra vecchi muri prigionieri dei canali

Tra chiese, fantasmi e ricordi, passi solitari e vecchi sospiri.

Se questo amore potesse vivere ancora salirebbe su una gondola vera

E dormirebbe tranquillo, senza soffrire, senza invecchiare.

Potrebbe navigare a lungo e farsi portare sull’acqua, tra il sogno e il desiderio di pace.

Sognerebbe di non morire mai e come in una favola sparirebbe su un’isola tra vecchie finestre,

tra onde tremanti e nuvole bianche.

Venezia è un miraggio in sorsi di blu.

 venezia 4

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