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Il prodotto di punta in casa Saucony cambia, di poco, ma qualcosa cambia. Del resto la precedente versione ISO 2 aveva ottenuto diversi “awards” ma forse ancora più significativo il riconoscimento di tanti runners, in particolare quelli dediti alle lunghe percorrenze. Pochi cambiamenti , quindi un’evoluzione che da parte di chi ci metterà dentro i piedi potrebbe risultare più percepita che non realmente riconosciuta.
Suola e battistrada sono identici. Ecco le differenze, incrociando i due modelli per meglio comprenderle.
Nel modello precedente, Triumph ISO 2, erano presenti due inserti in EVERUN:
– la Topsole, posizionata sopra la struttura in POWERFOAM e POWERGRID dell’intersuola (appena sotto la soletta), estesa per tutta la lunghezza della scarpa, con uno spessore di 3 mm
– la Landing Zone, inserto sempre in EVERUN (di compattezza leggermente superiore alla Topsole), posizionato in modo visibile sulla zona esterna tallonare della calzatura.
Nella Triumph ISO 3 gli inserti sono sempre due, Topsole e Landing Zone, cambia però il posizionamento e l’estensione della Landing Zone, non più visibile sull’esterno della scarpa. Adesso si trova centrata sotto il tallone ed aumentata sia in spessore che in estensione, per un volume complessivo sostanzialmente raddoppiato rispetto alla precedente versione. L’intendimento del produttore è quello di aumentare ancora di più la capacità ammortizzante e di ritorno dell’energia della calzatura.
Il risultato finale, unendo le caratteristiche confermate e le novità, è un autentico concentrato di tutte le tecnologie che dispone Saucony.
A questo aggiungiamo la cura dei particolari, ad esempio la linguetta, che forma un corpo quasi unico con la tomaia e non si sposta durante la corsa, anche in presenza di allacciature non corrette.
Il differenziale (drop) è di 8 mm, basso ma non bassissimo, secondo chi vi scrive ancora nei limiti per evitare problemi al tendine di Achille e al tricipite surale, a meno che non si corra abitualmente in salita ed allora la tensione potrebbe risultare un po’ elevata. Il peso è di 300 grammi nella misura uomo US 9-EU 43; un peso che può sembrare consistente, ma non è così; in una fase dove la ricerca della leggerezza diventa talvolta esasperata è bene ricordare che è difficile avere limitazioni prestative a causa di pochi grammi (in particolare se ci portiamo dietro qualche chilo di troppo…..), invece questa categoria di scarpe (massima ammortizzazione) è particolarmente indicata per proteggere. Diverso il discorso se oltre a possedere tendini e articolazioni da concorso di bellezza siamo capaci di spingere e trarre benefici da scarpe più leggere e più reattive. Ma anche in quest’ultimo caso i necessari chilometri di fondo e defaticamento si corrono al meglio dentro le ISO3.
In conclusione: tante conferme con pochi ma importanti aggiornamenti, del resto un modello vincente si fatica a cambiarlo troppo, un modello tra l’altro tra i più longevi sul mercato, infatti è nato nel 2004. Un prodotto perfetto per macinatori di chilometri, anche nel senso che promette di fare tanta strada prima di esaurirsi, grazie ad una struttura robusta ma che al tempo stesso permette di correre “bene”. Pur non essendo certo una scarpa da fuori strada, assorbe bene i terreni relativamente irregolari, anche in queste situazioni le Triumph ISO 3 dimostrano tutto il loro confort. Come la maggior parte delle scarpe di questa categoria sono idonee ad alloggiare un eventuale plantare ( e ovviamente le solette), una volta accertata la reale necessità